Mentre
passavo sotto le due torri, all’uscita dal ristorante, mi sono sentito toccare una
spalla e mi sono voltato a guardare chi mi seguiva. Era un tipo strano che non avevo
mai visto prima. Chi fosse non riuscivo ad immaginarlo. “Buongiorno professore!”
Mi conosceva? “Buon giorno a lei”. “Come sta?” “Bene grazie.” Non me la sentivo
di chiedergli se ci conoscevamo; mi aveva salutato come “professore”, quindi… ma
se era stato un mio scolaro ne dovevano essere passati di anni da quando se ne stava
seduto dietro un banco. La faccia non mi diceva nulla, ma aveva una barba folta,
incolta, già striata di grigio. Quanti anni poteva avere? Sembrava piuttosto
malmesso, molto casual, per non dire uno straccione e neanche tanto pulito.
Droga? Alcool? Pura e semplice sfortuna nera?
Non mi piaceva affatto pensare che proprio un mio scolaro si fosse ridotto così
male. Per scacciare l’idea gli chiesi:” Come va? cosa fai?” “Sono messo male, non
si vede?” “Mi dispiace. . . come mai?” Mi ero infilato in una trappola da solo.
Non avevo voglia di sentire una storia lacrimosa inventata o, peggio ancora, vera,
ma ormai ero preparato a sorprendermi di una serie di eventi disgraziati che avevano
colpito un bravo ragazzo. Così fui quasi contrariato nell’accorgermi che
non aveva niente da dirmi. Tirava al sodo: “Può aiutarmi?” “Cosa posso…”
“Mi dia un po’ di soldi” Glieli diedi, ma per qualche ora rimuginai sull’incontro,
cercando di scacciare il dubbio di avere incontrato un mendicante più abile
del solito; mi aveva beccato al volo con quel professore al margine della
zona universitaria, invece del solito capo!. Se fosse stato un mio scolaro
mi avrebbe raccontato qualcosa che avrebbe ricordato i vecchi tempi. Non lo fece:
meglio così, forse. Negli anni successivi mi è ricapitato di incontrarlo
in piena zona universitaria, ma ormai, professore o no, ero sicuro che si trattasse
di uno dei tanti mendicanti di tutte le parti del mondo che infestano tristemente
la zona centrale di Bologna. Per fortuna, tutti gli anni, il secondo venerdì
di ottobre incontro per una cena TUTTI gli studenti che portai alla maturità
come commissario interno trentatré anni fa. Sono tutti vivi e, generalmente,
ben piazzati. Tre di questi cinquantaduenni sono nonni e a tavola il buon umore
domina sovrano. Ricordano in modo particolarmente vivido e con allegra gratitudine
quando li portai a sciare a Pian del Falco sul nostro Appennino; per molti di loro
era la prima volta e così li aiutai ad allacciare i complicati scarponi dell’epoca
e i maledetti attacchi degli sci di frassino, presi a noleggio sul posto.
Una bella soddisfazione per un insegnante di italiano e storia che aveva cercato
per tre anni di appassionarli allo studio della storia, per non parlare di Dante,
Machiavelli o Leopardi!
A volte si seminano carote e si raccolgono patate. Buone anche loro.
L'insolito scorcio delle Due Torri di Bologna l'ho ripreso dal portico di via
San Vitale lo scorso settembre.
Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) gio 05 novembre 2009 Invia
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"Hac re videre nostra mala
non possumus; // alii simul delinquunt, censores
sumus." (*)
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