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dom 31 maggio 2020  Il Falcone

Il Falcone

Del rosso Falcone la maggiore credenziale
Era l'essere la moto della polizia stradale
Il rombo soffocato del suo grosso motore
Assomigliava al battito di un ciclista scalatore
Lenta e pesante non é mai stata nel mio cuore

Moto Guzzi Falcone



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom 31 maggio 2020  Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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sab 30 maggio 2020  Corampopulo

Corampopulo

solitudine

A Corampopulo piaceva stare in compagnia
Moltissimi tanti pochi uno purché sia
Anche per strada in treno in metropolitana
Attaccava discorso con la gente più strana
Considerando la solitudine una condizione disumana



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) sab 30 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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ven 29 maggio 2020  Sindrome della capanna

Sindrome della capanna

cioccolata con panna

I dotti chiamano sindrome della capanna
La voglia di stare in casa a far la nanna
Invece di uscire in strada con la mascherina
A fare una solitaria insulsa passeggiatina
Senza neppure una cioccolata con la panna



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 29 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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gio 28 maggio 2020  Accarezzava i ricordi

Accarezzava i ricordi

In certe giornate buie e piovose
Accarezzava i ricordi come gatte affettuose
Li lasciava tornare in onde confuse
Ora nitidi ora come nebbie diffuse
Più sogni che vicende realmente concluse



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) gio 28 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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mer 27 maggio 2020  La voce del mare

La voce del mare

mare

Per capire la voce del mare
Non devi metterti a studiare
Basta camminare fino alla sponda
Dove arriva e si frange l'onda
Chiudere gli occhi e ascoltare



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer 27 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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mar 26 maggio 2020  Le Petit Zinc

Le Petit Zinc

le petit zinc

Alla fine di un giro vizioso della memoria
Si ritrovò a pensare una vecchia storia
Della ragazza ricordava la risata sonora
Non il suo nome ma il luogo e l'ora
Chissà se quel caffè d'angolo c'era ancora



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lun 25 maggio 2020  Il labirinto

Il labirinto

Minotauromachia

Si era perso nel labirinto della vita
In una estenuante ricerca infinita
Senza trovare un Minotauro feroce
Senza speranza di raggiungere la foce
E neppure quella di finire in croce

"Minotauro y yegua muerta delante de una niña y gruta contro velo" Pablo Picasso - olio



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Il reduce

Il suo era un viso senza identità
La cenere grigia di una civiltà
Macerie polverose di una vita
Carte abbandonate a fine partita
Di una mano persa senza essere finita

Buddha di Bamiyan



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dom 24 maggio 2020  In anticipo

In anticipo

Sapere in anticipo cosa devi fare
Quando ti accingi a lavorare
Sarebbe una forma di preveggenza
Più utile di altri aspetti della conoscenza
Ma non è così facile da insegnare



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ven 22 maggio 2020  Ladrones

Ladrones

shylock

Sì vuoi provare un'esperienza sorprendente
Prova a chiudere un tuo conto corrente.
A dissuaderti ci prova prima un gentile signore
Ma se non basta manda a chiamare il direttore
Che ti tratta come un miserabile volgare malfattore



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 22 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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mer 20 maggio 2020  Lento pede

Lento pede

piedone

Non gli piaceva tanto correre quanto camminare
Specialmente in campagna e sulla riva del mare
Era la cadenza dei passi a tracciare i sentieri
sui quali stendeva la catena di pensieri
Se invece correva smetteva di pensare



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer 20 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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lun 18 maggio 2020  Il cerchio di legno

Il cerchio di legno

Al tempo in cui i maschietti della contrada
Giocavano a palla e si azzuffavan per strada
Le bambine guidavano con un bastoncino
Un cerchio di legno dentro al giardino
Fin da piccole prigioniere del loro destino



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 18 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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dom 17 maggio 2020  Il barone russo

Il barone russo

San Pietroburgo

Il barone russo alla prima apparenza
Sembrava sull'orlo dell'indigenza
Parlava nel modo comico e sgrammaticato
Di chi l'italiano non l'ha mai imparato
Un povero vecchio solo e perseguitato



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom 17 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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sab 16 maggio 2020  La bugadera

La bugadera



Due maestose mastelle di legno cerchiate
Troneggiavano al centro come se vi fossero nate
Né sovrumana forza né imperio divino
Avrebbero potuto relegarle in un angolino
Alla stregua di un vecchio sordido tino



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) sab 16 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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ven 15 maggio 2020  Il comignolo

Il comignolo



Di un grosso comignolo senza arte né storia
Conservo una indelebile ingiustificata memoria
Sollevando gli occhi dalle mie letture estive
Non vedevo bucoliche rumoreggianti sorgive
Ma la sua prosaica stazza di mattoni senza gloria



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 15 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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mer 13 maggio 2020  Commissione ad acta

Commissione ad acta



Importanti studi recenti sulla percezione
Sostengono che l'abitudine induca assuefazione
Cio' nonostante ancora molto resta da capire
Dell' ambivalente rapporto tra sonno e dormire
Lumi si attendono da un'apposita commissione



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer 13 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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mar 12 maggio 2020  Il biroccio

Il biroccio



Il robusto comune biroccio nostrano
Ha due ruote un cavallo e un ripiano
Puoi caricarlo di fieno profumato
Di ciocchi di legno bello stagionato
Ma lascia il cavallo brucare nel prato



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mar 12 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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lun 11 maggio 2020  Wisteria Sinensis

Wisteria Sinensis


Nutrito da misteriose radici latenti
sotto il rude selciato e i pavimenti
Un poderoso glicine attorcigliato
Si arrampicava sul muro scrostato
In una nuvola di profumo colorato



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 11 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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ven 08 maggio 2020  Indovinello: Nasce bianca...

Indovinello: Nasce bianca...


Nasce bianca molle sottile e rotonda
Per diventare piuttosto rigida e bionda
Quella vera in Romagna la devi cercare
Ma ormai in mezzo mondo la puoi trovare
Sulla piastra rovente la devi preparare



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 08 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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Indovinello: Un tempo...


Un tempo erano famose le nere incartate
Ma c'erano anche le dure e colorate
Adesso le mettono in un contenitore
Che scosso produce un allegro rumore
Non dirmi che non ne hai mai mangiate



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 08 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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gio 07 maggio 2020  Spionen

Spionen

C'era una volta come in una favola
Una vecchia spia seduta a tavola
Mentre stava per raccontare storie antiche
Segrete e destinate solo ad orecchie amiche
La morte lo punì togliendogli la parola



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) gio 07 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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Guai a chi impara

Da questa triste esperienza cosa abbiamo imparato
Che le sorprese più imprevedibili sono in agguato
Aprire una scatoletta di fagioli e trovarci un serpente
In confronto a questa catastrofe non sarebbe sorprendente
Ma fra due generazioni sarà tutto dimenticato



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) gio 07 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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mer 06 maggio 2020  A spillo

A spillo

Una domanda mi assilla in queste meste giornate
Che fine faranno le scarpe eleganti mai portate
Quando alla fine di questa lunga pandemia
Le signore potranno tuffarsi in calzoleria
Alla ricerca di scarpine nuove più ricercate



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer 06 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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Tampere

L’aprire il cassetto fu un gesto meccanico, quasi involontario. Superata la solita riottosità della porta esterna, la camera appariva ordinata, austera, perfino elegante nella sua sobrietà.
Anche il bagno, senza finestre, ma non angusto, gli era parso ordinato e confortevole, secondo lo standard nordico. Cosa si aspettasse di trovare nel cassetto del comodino non è dato sapere, sempreché il gesto nascesse da una effettiva curiosità d’ispezionarne il contenuto. Nulla, probabilmente, o la solita bibbia dei paesi protestanti. Certo una bibbia in finlandese non sarebbe stata una lettura ideale per prendere sonno.
Ad un primo sguardo il cassetto semiaperto sembrava vuoto, ma nel richiuderlo frettolosamente, sentì un leggero tonfo, come se un oggetto morbido si fosse arrestato contro una parete, strisciando o rotolando sul fondo.
Il fruscio, inatteso e inesplicabile, lo sorprese. Con delicatezza, afferrò nuovamente la maniglia per riaprire il cassetto, ma si trattenne, in attesa di ulteriori segnali.
Per esperienza sapeva che nelle camere d’albergo si trova di tutto: sveglie, radioline, caricabatteria, tappi per le orecchie, occhiali inservibili, scatole di medicinali misteriosi. Più di una volta aveva contribuito lui stesso ad alimentare la caccia al tesoro con oggetti, perduti per sempre, che cameriere frettolose avrebbero lasciato dove li aveva dimenticati.

Dal cassetto vuoto non usciva più alcun rumore, se mai ne era uscito uno. Istintivamente fiutò l’aria: il solito odore impersonale, impercettibilmente profumato di finta aria fresca, delle camere d’albergo ben tenute. Raggiunse il centro della stanza e si guardò attorno nuovamente, ma con maggiore attenzione.
Sul tavolo l’abituale attrezzatura per scrivere ed un ventaglio d’istruzioni e depliant turistici e pubblicitari. Sul televisore acceso e silenzioso uno stupido messaggio di benvenuto: avevano sbagliato il suo cognome, ma di una sola lettera.
L’armadio ad ante scorrevoli era aperto e vuoto. La porta era chiusa, ma le due finestre luminosissime, che occupavano una parete quasi per intero, avevano le tende aperte e lasciavano vedere chiaramente un rado andirivieni di persone nelle stanze del palazzo di fronte: un ufficio sicuramente. Erano le cinque e mezzo, di lì a poco l’ufficio si sarebbe vuotato e le luci sarebbero rimaste spente. Ad ogni modo decise di tirare le tende leggere che avrebbero dovuto proteggerlo dagli sguardi esterni.
Ristabilita la privacy, si tolse la giacca, guardò l’orologio: mancavano ancora un paio d’ore prima della cena. Caricò la pipa e l’accese; la poltroncina era comoda. Riaccese meglio; ora il fumo saliva a boccate dense. Si fermò a guardare l’infinita varietà delle volute di fumo e, come sempre accadeva, fu penetrato da una senso di pace.

Cosa poteva esserci, in definitiva, nel cassetto? Non un fazzoletto sporco: troppo leggero per produrre quel rumore; non una scatoletta di aspirina: sarebbe rimbalzata elasticamente; non una sveglia o una radiolina: il colpo sarebbe stato più secco,

Decise di farsi una doccia. I due semigusci di plastica e alluminio del box che, in posizione di riposo, quasi non occupavano spazio calpestabile, una volta aperti, s’incastravano nel modo più semplice e naturale, racchiudendo un’area di un quarto di cerchio, più che sufficiente per muoversi confortevolmente sotto l’acqua, scrosciante direttamente sul pavimento, leggermente concavo e provvisto di una griglia di scarico. Semplicità geniale, ne fu ammirato. Soddisfatto, si lasciò sciogliere sotto il getto dell’acqua bollente, vagando in catene di pensieri senza capo né coda.

Ristorato, decise di cambiarsi: una tenuta più formale lo avrebbe aiutato a trovare un pretesto per scendere a cena. Quando era così stanco, la tentazione di ficcarsi direttamente e definitivamente a letto era grande, ma avrebbe rischiato di trovarsi poi nel cuore della notte vispo come un grillo, in un albergo addormentato.
Semivestito si stese sul letto per ascoltare dal satellite un notiziario in una lingua qualunque, purché più comprensibile di quella locale. Mentre saltava i canali in finlandese e le commemorazioni lacrimose di lady Diana in inglese, s’imbatté in una partita di tennis: una lingua che conosceva bene e non richiedeva alcuno sforzo. Spense l’audio e si assestò più comodamente con l’aiuto di due cuscini.

Kuerten, in forma smagliante, aveva un’aria diversa dal solito. Non capì subito che cosa non quadrava nel brasiliano, finché una zoomata sulla faccia non chiarì il mistero: si era tinto i capelli, il ragazzo. Nonostante l’insolita zazzeretta bionda e l’abituale aria preagonica, si stava sgranocchiando, palla dopo palla, Safin, poderoso e invincibile, all’apparenza.
Entrambi picchiavano dal fondo come demoni, concedendosi occasionali finezze sotto rete e rarissimi errori. A metà del terzo set si accorse che era ora di scendere a cena, peccato. Non aveva affatto appetito: si sarebbe accontentato del solito salmone tagliato sottile come prosciutto, pane bianco imburrato, una birra e, magari, una melina locale.
Aveva scoperto con gioia che nei giardini delle case o nei lungofiume c’erano meli carichi di piccoli frutti coloratissimi. Ne aveva raccolti da terra e li aveva trovati gustosissimi. Assomigliavano alle meline della sua infanzia. Il problema era trovarle al ristorante. La globalizzazione aveva colpito duramente anche la terra dei laghi e delle betulle: era quasi impossibile evitare le solite delicious, ipertrofiche e senza sapore.

Dopo una passeggiata breve nell’aria rinfrescata tornò in camera ormai completamente ristabilito e dimentico del mistero del cassetto. Cominciò a spogliarsi e, uscito dal bagno, si diresse meccanicamente verso il letto con il libro in mano. Gli occhiali. Tornò indietro per ricuperarli dal taschino della giacca dove trovò anche il telefonino che occhieggiava in attesa della ricarica serale. Si apprestò alla procedura standard che seguiva ovunque si trovasse: caricare telefonino, leggere libro, spegnere luce, dormire.

Fu la luce verde del telefonino, lampeggiante al buio sul comodino, che gli riportò alla mente il cassetto. Nel silenzio si mise in ascolto: solo offuscati rumori dalla strada. Un leggero pallore entrava dai bordi delle pesanti tende tirate. Come al solito, niente imposte né bidet. Si girò sull’altro fianco: cosa diavolo avrebbe poi dovuto sentire? Cercò di pensare ad altro.
Mise in fila le incombenze dell’indomani: niente in tutto, salvo il fastidio di raggiungere l’aeroporto e riconsegnare l’auto noleggiata. Non si capiva mai chiaramente dove la si dovesse parcheggiare. Nei paesi scandinavi non c’era mai anima viva nei garage a cui riconsegnare le chiavi: bisognava semplicemente abbandonare coscienziosamente l’auto in un box vuoto nell’area giusta e restituire le chiavi all’ufficio in aeroporto. Ma? Paese che vai…

Al risveglio scese a fare colazione riposato e di buon umore: gli piaceva il pasto del mattino quando era in giro, meglio se servito all’aria aperta, dove poter fumare la pipa senza fretta e senza timore di disturbare qualche vecchia stizzosa. A casa non andava mai oltre un caffè amaro, in piedi, con un paio di biscotti e, se era in vena di orge, qualche cucchiaio di yogurt.

Al ritorno in camera impiegò pochi minuti per richiudere la borsa. Niente valige. Comunque e dovunque, viaggiava solo con bagaglio a mano: una fida borsa floscia di cuoio grasso che teneva sempre pronta con la sobria attrezzatura di base. Detestava quei rumorosi trabiccoli con permalosi manici telescopici e ruote inadeguate che si vedevano in giro: il segreto stava nel viaggiare leggeri, non nella speranza vana di appioppare il peso alle ruote. Solo l’essenziale.
Non c’è bagaglio, con le ruote o senza, che, prima o poi, non reclami di essere sollevato da terra inarcando la schiena. Fu proprio nel momento di volgere lo sguardo intorno per ripescare, un istante prima di uscire, gli eventuali oggetti sfuggiti al controllo durante la chiusura del bagaglio, che l’occhio ritornò al comodino e al cassetto chiuso.

Appoggiò la borsa sul letto e, senza esitare, lo aprì completamente con un gesto rapido e deciso. Dal fondo rotolò in modo sbilenco, fino a rimbalzare sulla parete frontale, un grosso dito medio mozzato, gonfio, completamente livido e con un vistoso brillante.

Appagato, richiuse con cura il cassetto, afferrò la borsa e lasciò definitivamente la stanza. Che inutile pacchianeria, un brillante grosso come una nocciola.

 



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer 06 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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mar 05 maggio 2020  Lockdown

Lockdown

Nella strada deserta un sospetto insistente
Gli era entrato dall'orecchio nella mente
Alle sue spalle sentiva passi ovattati
Come se non volessero essere ascoltati
Una filippina a distanza rincasava lentamente



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mar 05 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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lun 04 maggio 2020  Il gatto dei miei stivali

Il gatto dei miei stivali

Non è detto che fare un esame in teleconferenza
Debba essere per forza una mala esperienza
Se il gatto o un bimbo fa la sua apparizione
Proprio nel mezzo di un'ostica interrogazione
Puoi cavartela approfittando della confusione



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 04 maggio 2020  Invia un commento all'autore
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dom 03 maggio 2020  Bollettino

Bollettino

  • Hanno detto che se non mantengo il distanziamento sociale un droplet mi può compromettere il lockdown e chi s'è visto s'è visto.
  • Io avevo capito il contrario, che il lockdown è fatto di droplet belli grossi che si sfidano a distanza sociale, ma senza pericolo.
  • Come quando si boccia invece di andare a punto, praticamente.
  • Su per giù, però oggi il divario su base stabile si è differenziato in meglio da ieri, hanno detto.
  • L'hai capito da quel personaggino in piedi che parla con l'alfabeto muto?
  • Si capisce, io ascolto solo quella. Per gli altri ci vorrebbe la traduzione.
  • Perché sono troppo intelligenti. Se parlassero chiaro gli si smaglierbbe la sapienza.
  • Però a forza di dai e dai vedrai che una qualche volta gli scappa detto qualcosa che lo capiamo anche noi.
  • Anche senza ascoltare, come facciamo adesso?
  • Per quello ci vuole più tempo, o almeno dovrebbero chiamare un virologo.
  • Anche per me sono i più belli. Se Panini facesse le figurine ne venderebbe un mucchio, adesso che il campionato è fermo e i bar sono chiusi.
  • Dici di fare un album di tutti i virologhi... Come si dice virologhi o virologi?
  • Secondo me sta meglio col GHI. Ma, secondo te, chi lo decide come farsi chiamare? Loro?
  • No, no il nome di categoria lo decide la Federazione.
  • Ma sono proprio divisi in squadre da 11 come i professionisti?
  • Be' fanno bene. Un bel gioco di squadra è più professionale, poi si sorteggia a chi tocca difendere una teoria e l'altra squadra deve attaccarli così anche noi possiamo fare il tifo per uno o per l'altro.
  • E chi vince alla fine? Non conteranno mica i morti?
  • Per forza. Però, non so se vinca chi ne fa di più o di meno.
  • Bisognerà chiedere alla muta.



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Indovinello: Dotati di sedile

Dotati di sedile e tre pedali
I più diffusi son verticali
Quelli a coda sono imponenti
E riservati a veri talenti
Noti a livelli internazionali



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sab 02 maggio 2020  Gli uccelli

Gli uccelli

La radio disse che di sicuro erano molti milioni
Gli uccelli che atterrarono su case e capannoni
Avevano ricoperto ogni angolo remoto della contrada
Lasciando libera misteriosamente soltanto la strada
Per una volta gli ornitologi ci risparmiarono dotte spiegazioni


Immagine dal film GLI UCCELLI di Alfred Hitchcock



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ven 01 maggio 2020  Senza

Senza

Questo periodo di senza qualcuno
Non ha risparmiato niente e nessuno
Ha lasciato i nonni senza nipoti
Le scuole piene di banchi vuoti
I morti sepolti come militi ignoti

Colonna di camion militari trasportano bare al cimitero



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